Chissà se è vero che le foto hanno il potere d’immortalare l’anima

Chissà se è vero che le foto hanno il potere d’immortalare l’anima. Laura diceva di si. Lei amava viaggiare, conoscere nuove culture, scoprire angoli del mondo sconosciuti che le permettevano di trovare l’ispirazione per le sue piccole opere e progetti fotografici. è una di quelle persone con cui sento di condividere più di un legame strettamente lavorativo, penso che solo quando ti trovi bene con una persona si possa creare un risultato eccellente.

Ho conosciuto questa giovane fotografa in uno dei miei viaggi in giro per l’Europa e condividevo con lei una stanza in un palazzo abbastanza signorile nel quartiere inglese di Wellingboroug.  Io ero poco più di una ragazzina, lei una giovane donna piena di talento che passava intere giornate davanti al pc, cuffie alle orecchie per concentrarsi meglio e quella dozzina di lavori incompleti sempre in ritardo nella consegna.

Ricordo che Laura era molto riservata e parlava poco, sfuggiva alle mie domante repentine e curiose riguardo il suo lavoro, e  adoperava la tecnica più vecchia del mondo: farsi trovare semi dormiente sul letto e accoglieva silenziosamente i saluti che continuavo a regalarle.

Ma,  non sono mancati i momenti di dialogo. Una volta mi parlò di lei, si dipingeva come un’osservatrice distratta che amava mescolarsi ovunque perché attirata da sottili sguardi e gesti invisibili

Quando si esprimeva usava spesso un linguaggio complicato, fatto di aforismi e pieno di significati profondi a volte difficili  da comprendere, eppure nelle sue foto tutto era semplice e trasparente. Le piaceva la linearità e i colori accesi, usava tecniche particolari per saturare i colori e correggere la nitidezza. Per quanto riguarda l’oggetto delle sue foto, Laura  rubava spesso scatti alla strada, ma amava di più i ritratti, per questo  fotografava i volti dei passanti. Non amava le pose, il suo obiettivo era cogliere l’espressione pulita e naturale delle persone.

Laura è stata la persona che mi ha fatto capire che fotografare è come scrivere:  il paesaggio appare sempre pieno di simboli, di ferite, di cose non sempre facili da descrivere e intepretare. La sua fotografia mi ha insegnato a scoprire nuove realtà per innovarmi.

 

11215822_702688313166711_5442144072954856775_nMi diverto con gli autoscatti ma non si tratta di un atteggiamento narcisista. Questo è un filtro per conoscere le sfumature delle nostre espressioni o emozioni.   qui l’attenzione si sposta da quello che accade nel mondo a quelli che invece sono i protagonisti. NOI. In un certo senso, i selfie posso essere un nuovo modo d’interpretare la fotografia.

 

 

 

 

Cristina Graceffa

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