Murales nella Capitale: i muri di Alice

Di recente ho scoperto che i muri della Capitale sono diventati parte di un patrimonio artistico categorizzato come arte di strada, si tratta di un museo a cielo aperto tutto da scoprire, diventato mera attrazione turistica che arricchisce i paesaggi romani rendendoli fantastici e surreali. Un’applicazione scaricabile con Android, infatti,  permette di delineare un itinerario fantastico alla ricerca di Murales, tra gli artisti più quotati Alice abbaglia per il suo stile originale e un pò naif. I muri della Street artist sono colorati e vivaci, i personaggi conservano i lineamenti puliti e gli occhi parlanti, sognanti, vivono nelle strade romane e contrastano con il paesaggio non sempre abbastanza maturo per farsi carico di tanta bellezza.

Come Alice, tanti altri artisti hanno donato i loro disegni per rendere più belle e vivibili le strade romane dove l’arte entra in scena. I murales sono esposti in ben 30 quartieri, da quelli storici e centrali come Testaccio a quelli periferici come San Basilio e Tor Bella Monaca. Così l’arte  irrompe nell’immaginario comune per lasciare spazio all’immaginazione dei passanti a volte un po’ distratti per accorgersi che sui muri non ci sono solo graffi e graffiti. Un vero trionfo di fantasia che intreccia interessi politici e sociali. Chapeau!

I murales non sono solo disegni

L’elemento caratterizzante di questa forma di arte contemporanea porta ad una facile riflessione, si tratta della contrapposizione tra forme fantastiche e creative sovrapposte al vissuto quotidiano spesso lasciato al degrado e al dissenso.

Infatti, i murales non sono solo opere esposte o attrazioni turistiche, si tratta di elementi artistici portatori di un significato importante che spesso delinea problematiche quotidiane che hanno a che fare con gli interessi politici e sociali del nostro tempo. Quella che sembra puramente arte di strada rispecchia invece la voce del popolo: spesso gli Street artist improvvisano scene drammatiche sui muri degradati, si fanno portavoce dei mali che soffocano il nostro vivere quotidiano e sembrano gridare ad alta voce “Cambiamento” (Vedi Bansky e la sua esposizione Guerra, capitalismo e libertà). Si tratta di una e propria presa di posizione da parte degli artisti che non si aspettano applausi per la manifestazione della loro arte, semmai giustizia e rispetto.

 

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Fotografia di strada e comunicazione sociale

Una nikon nuova di zecca non fa di me una fotografa, piuttosto un’osservatrice di soggetti che si muovono, di situazioni ed eventi che succedono per strada. La chiamano Street Photography ed è per me un metodo di ricerca sociale e di avvenimenti che intercorrono in una società in continua mutazione.

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_dsc9099Secondo le definizioni più approssimative, la fotografia di strada mette in luce la  capacità di cogliere l’attimo racchiuso in uno sguardo, un gesto, un momento. una situazione irripetibile. Ma, oltre all’intuizione e all’automatismo, la fotografia di strada segue degli standards e delle regole precise tradotte in  tecniche e linguaggi (Street Photography. Il manuale: tecniche, linguaggi, segreti. Nagar Tanya).

Per me cogliere l’attimo è un gesto controllato e consapevole.

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Frequento strade e stradine, borghi di periferia, la strada è per me il palcoscenico del  realismo e spontaneità, un teatro pieno di scene comuni accompagnate da un ventaglio di argomenti che ricoprono una rilevanza a livello sociale e culturale. Se da un lato ricerco il dettaglio nel tentativo di cogliere l’attimo e sono affascinata dagli sguardi delle persone inconsapevoli, dall’altro penso in senso critico alla situazione dei soggetti in movimento. Lo scatto non è mai un gesto completamente istintivo, ma, al contrario, un gesto consapevole che mira a conquistare un obiettivo, quello di raccontare una storia mettendo in esame l’essere umano contestualizzato nel tessuto urbano, nei luoghi quotidiani che appartengono a tutti indistintamente.

La fotografia ha un valore sociale.  La mia ricerca punta essenzialmente sulle relazioni, o meglio trovare le relazioni che intercorrono tra persone e l’ambiente. L’improvvisazione e l’immediatezza sono le variabili di riferimento, poi cerco di sentirmi parte dell’azione e inquadrare i soggetti da vicino.

La fotografia è intuizione creativa. Qualche volta uso fotografare quello che mi sta a tiro, prendo quello che “gira il convento”, ma il più delle volte la fotografia è ben definita nella mia testa ancora prima di essere scattata; la scelta di un luogo rispetto ad un altro non è sempre casuale, la scelta delle luci del giorno o della sera, la ricerca di soggetti ben precisi che immagino possono frequentare un determinato luogo, la ricerca delle location. Mi piace pensare di poter creare immagini frutto di una ricerca e non il risultato del caso.

Maggiori fotografi di riferimento:

Oleg Oprisco

Rodney Smith

Vivien Maier

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Oleg Oprisco e le immagini concettuali

Rovistando tra le cose belle mi è capitato di vedere le immagini di un certo Oleg Oprisco, si tratta di un fotografo ucraino che crea foto “parlanti”, così come piacciono a me, che si esprimono secondo  la stessa grammatica, piena di allegorie e metafore, del surrealismo di Magritte.

ol op.jpgLe immagini di Oleg non sono solo fotografie che mostrano un mondo bello, delicato e sognante, ma testi visivi pieni di narrativa che mixano, oserei dire, creatività artistica e razionalità quasi matematica. Insomma, un’arte non solo intuitiva e istintiva, ma anche descrittiva e razionale, frutto sia di capacità e talento, ma anche di duro lavoro di analisi e ricerca.

ho osservato i cieli azzurri, i paesaggi senza tempo, le modelle  dai capelli lunghissimi e i colori di scena pieni di sfumature sfuggenti e surreali delle foto dell’artista ucraino e ho trovato il valore nelle tante figure retoriche, nei tratti metonimici intrecciati insieme che rendono le immagini penetranti. Penso sia questo il senso di tutto e non solo dell’arte: il valore che diamo alle cose che le rende belle al di fuori del senso estetico, un valore capace di stimolare in noi pensieri che sfociano poi in sentimenti profondamente umani e reali.

Se da un lato le foto di Oleg sembrano guidarci verso un sogno incantato, non si può certo dire che la ricerca artistica dell’autore si limiti alla sola intuizione. Mi piace la tecnica e l’attenzione per i particolari, la  cura quasi maniacale per l’allestimento e la ricerca delle locations.

Mi viene quasi da pensare che il suo successo sia dipeso solo in percentuale dal talento innato, ma più dalla volontà di progredire, innovarsi, studiare, sperimentare.. è questa la vera lezione di vita.

Cristina G

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Bansky e le cose invisibili

ban“Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della loro vita privata, dimenticano che l’invisibilità è un super potere”. Bansky

Vagavo per la via del corso romana e mi sono soffermata davanti Palazzo Cipolla dove la grande scritta “Liberty, War & Capitalism” che pubblicizzava la mostra di bel 150 opere dell’artista è stata il motivo che mi ha spinto ad entrare.

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Ho letto che è originario di Bristol, per il resto Bansky non si manifesta, questo lo abbiamo capito. Allora provo a descriverlo io l’uomo dagli occhi di ghiaccio con un cuore leggero come un palloncino. Lo immagino così a giudicar dalle sue opere. Poi molto pensieroso come la maggior parte delle figure rappresentate nei suoi graffiti, molto consapevole e intuitivo. Bansky mi affascina per la sua sincerità disarmante quando condanna il sistema capitalista e le istituzioni, la sua è una condanna morale.

Lo ammetto,  la sua tecnica dell’invisibilità mi ha molto colpito. Se ci pensi oggi l’anonimato è tipo una malattia, dicono che che devi essere identificabile e se non compari sui media non esisti. Eppure Bansky esiste eccome e la sua arte parla per lui.

Bansky: Tematiche sociali

I suoi bersagli sono:  il capitalismo dei paesi occidentali, il  consumismo; la guerra; il razzismo e la xenofobia; la violenza; la censura. Insomma tematiche legate ai mali del nostro tempo affrontati con satira. Very light.

Dietro la satira,  si esprimono i concetti di ingiustizia, diseguaglianza e ignoranza. Dietro ai graffiti e i murales,  la volontà  di fare innovazione sociale e usare il potere dell’espressione artistica per  migliorare le condizioni sociali del paese.

Il riferimento a Bansky non è casuale, semmai uno spunto. L’arte di strada diventa spesso strumento di comunicazione sociale utile per identificare i bisogni collettivi. In questo modo l’arte contribuisce a creare nuove realtà economiche-sociali che generano valore aggiunto per la collettività e per l’individuo. Insomma, l’arte incrocia i concetti di cultura e innovazione sociale e se si colgono tali sfumature di questa fusione il risultato è davvero geniale.

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Cristina Graceffa

 

 

 

Contro il freddo di Amsterdam

Dicono che la pioggia ci cambia negativamente, spettina l’umore, rallenta i nostri ritmi  e ci obbliga a scoprire la nostra anima. Sarà per questo motivo che tutti protestano contro il cielo grigio di Amsterdam.

Mi avevano avvertita. Nella capitale olandese piove sempre. Niente lampi o tuoni solo una pioggia fitta che cade incessantemente e rovina le scarpe e spettina i capelli. Questo grigio perenne a volte stanca,  anche Van Gogh nel bel mezzo della sua emotività aveva fatto le valigie ed era partito verso Arles alla ricerca di un paradiso di solitudine e semplicità per trovare di colori.

Ma non c’è solo il freddo che ti blocca le caviglie e la circolazione e a tratti ti rende triste e malinconico. Amsterdam in realtà è come un quadro inestimabile e pieno di valore. Nelle stradine si avverte l’influenza e la contaminazione del movimento hippy:  qui le generazioni anni 60 vestivano con i pantaloni a zampa e le scarpe a punta, portavano folti chiome e dormivano nei sacco a pel.  Inoltre, si dice che Amsterdam sia una paese politicamente corretto che rispetta il principio della diversità culturale tanto che questa fiorentissima repubblica è luogo aperto pieno di contaminazioni etniche, politiche, religiose e di costume.

van goghHo scoperto un posto colorato di Amsterdam qui a casa Van Gogh. Ho conosciuto un maestro che goffamente cercava di distinguersi dalla massa e imporre la sua creatività ad un pubblico che ai tempi non faceva altro che ignorarlo e criticarlo.   Lui era troppo  egocentrico e folle per essere apprezzato dalla massa, creativo e timido. A volte Van Gogh somigliava ad un artista di strada un po’ distratto con i pensieri in aria, posava il cavalletto nelle piazze più colorate e vivaci e lasciava scivolare le sue emozioni  dentro una tela.

Le stesse tele che oggi sono gelosamente conservate nel  Van Gogh Museum situato nel cuore della capitale olandese. La sua arte era poco chiara negli anni in cui il pittore ha vissuto, ma adesso la gente fa a gara per rubare un’emozione a quei quadri carichi di colore che hanno acquistato nel tempo un valore inestimabile e rappresentano una cultura artistica senza precedenti.

Più di un centinaio di persone passeggiano ogni giorno nelle ampie sale del museo e tutti ascoltano in silenzio e socchiudono  la porta per ritrovarsi da soli con se stessi forse per assaporare quello stato d’animo che Victor Hugo descrive così bene nel suo celebre La gioia di sentirsi tristi.

Tutto questo mi ha fatto cambiare idea sull’idea e il significato della pioggia.

Non poche sono le persone che mostrano stupore quando ci si azzarda ad affermare di amare la pioggia; si legge immediatamente nei loro sguardi un sentimento di meraviglia misto a commiserazione. Eppure certe volte le emozioni, Van Gogh lo dimostra,  riescono a farti sentire le cose e vederle sotto una prospettiva diversa. Amsterdam è bella come il suo cielo e la pioggia che quando scivola sui vetri assume sembianze diverse. Perché pensate che sia  meglio il sole?

Cristina Graceffa
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Strega comanda colore tag #rosso

Strega comanda colore era il gioco che amavo di più da bambina, per questo ringrazio e  rispondo con affetto all’invito di Opinionista per caso2 che mi ha taggato in uno dei suoi post per giocare a questa versione digitale di  Strega Comanda Colore ideata da Niente panico.

Il gioco già lo conoscete, qui le regole sono più o meno le stesse:

1- Usare l’immagine del tag e lo trovate qui , citare l’inventore del tag che è il blog Niente Panico ( http://bloodyivy.it/strega-comanda-colore-tag/ ) e ringraziare chi vi ha nominato.

2- Trovare e illustrare brevemente :

Una cosa che si legge ( un libro , con la copertina o con un disegno in copertina dove quel colore prevalga )

Una cosa che si indossa ( capi di abbigliamento ,collane , borsa ,giacca, trucco ecc… )

3- Chi non riesce a trovare le  tre cose di quel colore verrà acchiappato dalla Strega !!! I blogger nominati acquistano il ruolo della strega (o dello stregone e, con la frase STREGA COMANDA COLORE scelgono il colore a chi linkano nel Tag .

Sono stata fortunata, mi hanno nominata con il Rosso

Una cosa che si legge

harry

Rossa come la copertina del libro quarto libro di J.K Rowling,  Harry Potter e il calice di Fuoco.

Lo confesso anch’io ho letto le avventure coinvolgenti del mago più famoso degli ultimi tempi Harry Potter.

Se sei interessato alla trama, clicca QUI

 

 

 

 

 

 

Una cosa che s’indossa …

Il #Rosso è il colore che prediligo in tutte le sue sfumature. Si tratta di un colore caldo che simboleggia  l’amore e la passione in modo sensuale ed elegante, senza sembrare troppo appariscente.

Quindi ROSSO come il vestito che ho indossato in occasione della Laurea di mia sorella

laurea mara

Una cosa che si mangia o beve …

Questa è facile, adoro tutti frutti rossi: Lamponi, more, mirtilli, ribes e fragoline di Bosco. Poi anche le ciliegie.

 

 

 

 

 

 

 

 

STREGA COMANDA COLORE GIALLO….

Tocca a voi

ParoleOmbra

Seidicente

Il mio giornale di bordo

 

 

 

 

 

 

 

 

Chissà se è vero che le foto hanno il potere d’immortalare l’anima

Chissà se è vero che le foto hanno il potere d’immortalare l’anima. Laura diceva di si. Lei amava viaggiare, conoscere nuove culture, scoprire angoli del mondo sconosciuti che le permettevano di trovare l’ispirazione per le sue piccole opere e progetti fotografici. è una di quelle persone con cui sento di condividere più di un legame strettamente lavorativo, penso che solo quando ti trovi bene con una persona si possa creare un risultato eccellente.

Ho conosciuto questa giovane fotografa in uno dei miei viaggi in giro per l’Europa e condividevo con lei una stanza in un palazzo abbastanza signorile nel quartiere inglese di Wellingboroug.  Io ero poco più di una ragazzina, lei una giovane donna piena di talento che passava intere giornate davanti al pc, cuffie alle orecchie per concentrarsi meglio e quella dozzina di lavori incompleti sempre in ritardo nella consegna.

Ricordo che Laura era molto riservata e parlava poco, sfuggiva alle mie domante repentine e curiose riguardo il suo lavoro, e  adoperava la tecnica più vecchia del mondo: farsi trovare semi dormiente sul letto e accoglieva silenziosamente i saluti che continuavo a regalarle.

Ma,  non sono mancati i momenti di dialogo. Una volta mi parlò di lei, si dipingeva come un’osservatrice distratta che amava mescolarsi ovunque perché attirata da sottili sguardi e gesti invisibili

Quando si esprimeva usava spesso un linguaggio complicato, fatto di aforismi e pieno di significati profondi a volte difficili  da comprendere, eppure nelle sue foto tutto era semplice e trasparente. Le piaceva la linearità e i colori accesi, usava tecniche particolari per saturare i colori e correggere la nitidezza. Per quanto riguarda l’oggetto delle sue foto, Laura  rubava spesso scatti alla strada, ma amava di più i ritratti, per questo  fotografava i volti dei passanti. Non amava le pose, il suo obiettivo era cogliere l’espressione pulita e naturale delle persone.

Laura è stata la persona che mi ha fatto capire che fotografare è come scrivere:  il paesaggio appare sempre pieno di simboli, di ferite, di cose non sempre facili da descrivere e intepretare. La sua fotografia mi ha insegnato a scoprire nuove realtà per innovarmi.

 

11215822_702688313166711_5442144072954856775_nMi diverto con gli autoscatti ma non si tratta di un atteggiamento narcisista. Questo è un filtro per conoscere le sfumature delle nostre espressioni o emozioni.   qui l’attenzione si sposta da quello che accade nel mondo a quelli che invece sono i protagonisti. NOI. In un certo senso, i selfie posso essere un nuovo modo d’interpretare la fotografia.

 

 

 

 

Cristina Graceffa

Incontro Magritte e la sua “Non Pipa”

Ci sono artisti diventati celebri per le loro vite intense piene di colpi di scena e drammi d’amore, poi c’è René Magritte, un uomo come tanti capace di trasformare la realtà come nessuno.

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Insomma, trovandomi così per caso nei pressi della Rue de la Régence a Bruxelles e,  data la giornata piovosa, avevo deciso di approfittarne  e fare un salto al Museo di Arte Contemporanea Surrealista per conoscere il genio di cui ho tanto sentito parlare, René Magritte.

Magritte dipinge i sogni, così dicono…

Un uomo elegante, posato, garbato, con gli occhi piccoli ma luminosi, mi ha fatto fin da subito una buona impressione.  René aveva un’aria quasi misteriosa, era il  profilo di un uomo che amava sognare, creare, immaginare contesti finti in situazioni reali. Gli stessi che osava dipingere su tela. Ma, i suoi dipinti erano solo una parte di quello che quest’ amatissimo uomo era in grado di produrre.

La casa di René sorprendeva per l’aspetto “multimediale”, sembrava di stare in un sito, ma fatto di cose vere e non di pixel. Magritte era uno dei pochi artisti che amava raccontarsi  attraverso le immagini, la musica e le parole, per questo il suo museo era pieno di  foto, animazioni, riviste, non solo quadri.

Un arte eclettica, ma poco chiara. René giocava con le parole e i significati, legava immagini in modo del tutto arbitrario, se leggi, le descrizioni dei quadri non corrispondono all’oggetto, al contrario instillano dubbi o perplessità. Per questo, il suo lavoro da pubblicitario a volte è stato contestato, qualcuno lo rimproverava di non essere abbastanza chiaro, ma perché un artista dovrebbe rinunciare alla libertà di esprimersi e sacrificarsi per un pubblico poco abituato ai doppi sensi?

 

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 Ceci n’est pas un pipe, questa non è una pipa ha scritto Magritte in una delle sue opere più famose. Come, non è una pipa? Non è un pipa, puoi forse fumarla? E’ solo la rappresentazione della pipa. Dunque, non è una pipa.
Non fa una piega.

Questo può sembrare un banalissimo racconto di una visita al museo, ma il giorno in cui mi sono ritrovata di fronte i dipinti di Magritte, i miei occhi hanno visto un pensiero. Trovo perfetta l’arte che interroga la realtà con uno sguardo e affida alla sola percezione sensibile la sua ricerca.

«Se guardiamo una cosa con l’intenzione di scoprire cosa significa, – afferma Magritte – finiamo col non vedere più la cosa stessa, ma col pensare al problema che ci siamo posti».

Cristina Graceffa

 

Cosa pensa un artista di strada?

“Mi chiamo Romain e sono un artista di strada”

artisti stradaRoma, Brussels, Parigi, Londra… nelle città dove c’è più fermento l’arte la trovi per strada. Ci sono artisti che disegnano parole sui muri proprio davanti i monumenti, altri trasformano i marciapiedi in piccoli palcoscenici.

Ma, Chi sono gli artisti di strada? Ricercatori di libertà, indipendenza, persone che vogliono conoscere, viaggiare…?

Provo una grande attrazione per l’anima di questi artisti che vivono la vita al limite del possibile e creano atmosfere magiche che accendono l’immaginario di chi le osserva.

Romain è un artista di strada, è preparato, conosce le lingue e rispetta la diversità culturale,  ha fiducia negli altri e si definisce un’eccezione:

Preferisco prendere le distanze dalla normalità

Ma che cosa è la normalità?

Una parola che non può esistere da sola, ma prende senso se si presentano delle eccezioni. Eccezioni come Romain che riesce a far parlare la sua anima vivendo di  libera espressione personale.

Noi, gente comune e normale pensiamo, razionalizziamo, controlliamo e spesso produciamo disastri pazzeschi. Invece, artisti come Romain danno sfogo alla fantasia e incantano con piccoli miracoli.

Allora, qual è il vantaggio della normalità?

La storia ha dimostrato le “eccezioni” possono cambiare il mondo. La libera espressione del proprio talento permette alle persone e al mondo di andare verso nuovi scenari.

Per questo sogno una nuova società piena di “artisti di strada”.

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